Il Secolo 21

Approfondimenti, interviste, voci. Per non perdere la bussola.

QUANDO GLI IMMIGRATI SCAPPANO DALL’ITALIA.

with 2 comments

Aisha è una donna mediterranea, viene dal Marocco dove ha studiato letteratura inglese a Casablanca e vive in Italia dall’ormai lontano 1992. La sua storia racconta un esempio comune fra le vite degli immigrati, un matrimonio con un cittadino italiano, i figli, l’integrazione sudata e mai davvero raggiunta. Un punto di vista prezioso, uno stimolo per uscire dai pregiudizi più immediati e nocivi della retorica ufficiale, una voce interna alle dinamiche migratorie e ai processi di esclusione sociale.

1) Aisha raccontaci del tuo matrimonio, quali sono le peculiarità di una coppia mista rispetto ad una coppia standard?

Nel 1994 mi sono sposata con un veneto di Belluno conosciuto ad una festa, lui era in trasferta a Genova dove lavorava alla progettazione del metro. In nemmeno 9 mesi ho avuto la cittadinanza italiana, ho dovuto presentare al Tribunale di Genova il casellario giudiziario del mio paese, il certificato di nascita e il diploma scolastico. A questo è seguito il controllo del domicilio coniugale.

Mio marito capiva la mia cultura perché aveva lavorato in Marocco. A mio vedere l’unica differenza è data dalla scolarizzazione che provvede all’apertura verso il prossimo. Poi bisogna essere morbidi, tolleranti e rispettosi delle abitudini, noi ad esempio seguivamo le festività delle due religioni.

2) Chi come te ha vissuto in Italia per lungo tempo che idea si è fatto dell’attuale approccio politico al fenomeno dell’immigrazione, nel caso specifico al diritto alla famiglia sancito dall’art.29 e dall’art 31 della Costituzione?

Adesso è una vergogna, se due stranieri hanno un figlio e sono irregolari non lo possono riconoscere. In Francia anche se i genitori sono entrambi stranieri, anche se irregolari, i figli possono ottenere la cittadinanza fino a 18 anni. Dopo 5 anni di lavoro in regola ti danno la cittadinanza senza problemi. Esiste in Italia una discriminazione palese per noi che la viviamo: ci sono cittadini di classe A e di classe B, l’italiano ritaglia per se la classe superiore, al resto del mondo spetta  quella inferiore. Aggiungi poi che la legge cambia tutti i giorni. Noi abbiamo lavorato 17 anni in un bar, abbiamo versato i contributi, abbiamo dato lavoro, e chiunque può venire qui e sentirsi in diritto di dirti di tornare al tuo paese. Il problema purtroppo è culturale.

Io ho diritto di voto, ma non lo esercito più, qui quando passi ai comizi nemmeno mi danno i volantini a causa del mio aspetto arabo.

3) Cosa cercavi in questo paese e cosa hai trovato?

Voglio rispetto per me stessa e qui lo sto perdendo. Ho deciso infatti di lasciare l’Italia. Vado in Francia dove i medici sono neri, gialli e bianchi, basta ricordare che con un governo di destra il ministro della Giustizia è una donna marocchina: Rachida Dati.

Genova mi mancherà, ma certo non lo sguardo della gente, il fatto che sei sempre vista come una ladra pidocchiosa. E poi voglio che i miei figli abbiano un’educazione internazionale, esiste un mondo oltre l’Italia, anche se qui sembra che tutto giri intorno a questa striscia di terra. Gli italiani si dimenticano delle sofferenze che hanno vissuto all’estero. In Germania, America, Australia, Argentina.

4) Che impressione  ti sei fatta di questo paese, siamo ospitali verso lo straniero o razzisti?

E’ molto difficile fare amicizia se sei una persona sincera, chi entra in casa tua diventa invidiosa perché vede una marocchina sta meglio dell’italiana.

L’integrazione si vede al supermercato, se trovi solo prodotti italiani significa che gli stranieri non sono calcolati nella grande distribuzione che è la base di questa società. L’atteggiamento della maggioranza degli italiani comunque è arrogante e superficiale, ho deciso quindi, potendo scegliere, di lasciare l’Italia agli italiani. Per me comunque è una forte delusione, da 2 anni a questa parte il paese è cambiato molto, il clima è peggiorato e ho deciso di lasciarlo respirare a loro.

Mentre le figure più note del dibattito pubblico si scannano nel più classico dei giochi di potere, in operazioni di scredito del fastidioso avversario, e mentre gli stessi attori politici ( Vaticano, Governo, UDC) cercano accordi combinati per assicurarsi l’invernale governabilità del paese alle prossime elezioni regionali, tutto il resto d’Italia attonito, frustrato e umiliato assiste inerte allo sviluppo del confronto politico senza la tregua necessaria per una riflessione mirata.

Il diritto alla sicurezza annichilisce quotidianamente la sicurezza dei diritti: italiani e immigrati separati dalla retorica del terrore indeboliscono a vicenda le rispettive posizioni.

E nemmeno avere una famiglia è più un diritto garantito in Italia. Il coniuge di origine straniera è costretto a subire una serie di interventi discrezionali se messo a confronto con lo sposo/a italiano/a. In caso di separazione perde tutti i diritti acquisiti con il matrimonio, nel caso la coppia  abbia figli, il Tribunale dei minori, tutelando il minore, non può che decidere per l’affidamento al coniuge più tutelato dei due. Ovviamente mai lo straniero.

Su che basi legittimare tali intrusioni nella vita privata familiare, nel suo sorgere a base futura del tessuto sociale? I matrimoni combinati restano solo uno spauracchio per chi fra noi, e sono molti, non si rassegna all’evoluzione della società italiana.

Annunci

Written by Il Secolo21

novembre 13, 2009 a 8:22 am

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Salve a tutti, mi presento sono Nora e sono un italiana di origini marocchine. Cio’ che ha detto la sig. Aisha e’ giusto per molti versi. Purtroppo la realta’ e’ questa e noi dobbiamo farci i conti tutti i giorni. Anche se sono italiana so di certo che non potro’ mai svolgere il lavoro per il quale ho dedicato anni di studi e questo solo perche porto un velo sui capelli e perche’ il colore della mia pelle e’ diversa.Questo e’ molto triste. Spero che l’ Italia migliori dal punto di vista della tolleranza…

    nora

    novembre 13, 2009 at 3:47 pm

    • Sono sincero, l’Italia difficilmente migliorerà nei prossimi anni. La paura è alla base di ogni relazione con il prossimo e in quanto stranieri gli immigrati sono guardati con diffidenza soprattutto ora che l’epoca delle vacche grasse è finita da un pezzo e la società italiana sopravvive grazie all’accumulo di rendite passate.E purtuttavia trovandosi in una nazione come questa, con le possibilità che malgrado la tragica situazione tuttavia persistono, ritengo sia un dovere non tacere mai le ingiustizie che ci circondano e continuare a rivendicare i diritti che una democrazia, come si dichiara il nostro Stato, dovrebbe garantire. Ricordati, come disse Salvemini, che troveremo nel futuro tutto quello che ci avremo messo oggi.

      ilsecolo21

      novembre 13, 2009 at 11:26 pm


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: