Il Secolo 21

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IL QUALUNQUISMO DELLA VIOLENZA

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Belusconi aggredito. (Foto Repubblica)

Tutta Italia ha visto il volto insanguinato del premier Berlusconi. Berlusconi il cittadino scelto dagli elettori per rappresentare gli interessi del paese e Tartaglia, un cittadino italiano che in un attimo, con un gesto estremo, ha scelto di diventare il simbolo di un discontento generale crescente, punta di iceberg della sofferenza profonda che vive il Belpaese. In un istante, grazie alle immagini televisive, tutta Italia ha potuto immedesimarsi prima nell’aggredito: un uomo vecchio, smarrito, in tutta la solitudine del potere, così intoccabile e altrettanto mai così vulnerabile, fisicamente con un’aggressione. E poi dall’altro lato della transenna fra il popolo delle libertà, si insinua un uomo qualunque, con la faccia trasfigurata dalla consapevolezza che il suo progetto mentale è divenuto concreto. Tartaglia, (ANSA) un italiano qualunque, incensurato di 42 anni, che immediatamente infatti a riprova ha dichiarato :” Io non sono nessuno”. Non è legato agli estremisti,         (vedi articolo Corriere della Sera), sconosciuto alla DIGOS, un emerito nessuno. E quindi potenzialmente chiunque.

Le reazioni del mondo politico sono state di immediata condanna (vedi qui per una disanima completa): a caldo si è espresso solidarietà per un uomo colpito nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. Mi ha colpito Mariastella Gelmini dichiarare con innocua spietatezza: “Approvare subito una legge per inasprire le pene per chi trasforma le legittime proteste in contestazioni violente che insultano le persone e che le aggrediscono.”

I politici di centro destra manifestano isteria per la criminalizzazione della figura del premier, ma siamo sicuri che al posto di Berlusconi non avrebbe potuto esserci qualunque altro politico? Nel qualunquismo della politica vedo inserirsi un qualunquismo della violenza:” Dove prendo prendo, tanto sono tutti uguali.”

Qual’è allora la vera politica dell’odio? Il gesto di uno sconsiderato? La discriminazione? Le parole del popolo? Le parole dei politici?

Di fronte all’aggressione al presidente Berlusconi una parte di questo paese ha visto incredulamente divenire realtà un pensiero corrente, una violenza gratuita restituita con gli interessi di una precarietà quotidiana. Come a teatro quando un particolare sbagliato spezza l’incanto della finzione. E ci si ritrova seduti a fissare un palco che è ritornato a essere il palco.

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Written by Il Secolo21

dicembre 14, 2009 a 2:54 pm

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