Il Secolo 21

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Chi sciopera oggi?

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Chi sciopera oggi? Maria Maira Niri ex bibliotecaria del comune di Genova ci sarà. Nata nel 1928 Maria ci  racconta le motivazione che l’hanno spinta ad aderire allo sciopero del primo marzo.

Senegalesi alla darsena.

Sostanzialmente credo che la paura del diverso sia una cosa comune per l’essere umano. Bisognerebbe però, cercare di vedere ogni uomo nella sua interezza e umanità con i suoi sentimenti, passioni e dolori. Una grande colpa della situazione attuale è dei mezzi di informazione. La paura verso l’immigrato è soprattutto diffusa nelle persone anziane, che non uscendo di casa si fidano delle notizie televisive. Certe mattine ascolto radio Padania ed è una cosa spaventosa, orrenda. Prima fanno un’introduzione sulla situazione della delinquenza e poi fanno intervenire gli ascoltatori. Il conduttore, invece di moderare gli interventi, ci gioca sopra, dando corda alle esasperazione delle persone. Invece di smorzare l’aggressività, la fomenta e questo crea la sensazione che l’unica soluzione possibile sia creare un fronte a tutti i costi contro gli immigrati.

Come ti sembra la situazione in questo momento?

La situazione sta peggiorando inesorabilmente: vediamo ad esempio i fatti di Rosarno, dove abbiamo visto in che condizioni vivevano e lavoravano quelle persone anche se, a livello personale, si era creata una certa solidarietà. Le autorità locali, la legge Bossi Fini, le ultime dichiarazioni del Premier, che collegano acriticamente immigrazione e delinquenza, hanno una grande responsabilità nel degrado in cui sono costrette queste persone.

Maria Niri. Foto di Alejandra Daglio

Non possono vivere come bestie, le soluzioni per assicurare un minimo di decenza ci sarebbero, bastavano dei prefabbricati. Ma si preferisce ignorarli, ignorando anche le conseguenze che si inseriscono, come lo sfruttamento dei caporali collegati alla ndrangheta.

Cosa ti aspetti dalla giornata del primo marzo?

Mi aspetto che la gente capisca l’importanza e la necessità che abbiamo del lavoro degli immigrati. Penso che da questo dovranno nascere delle richieste che colmino le falle della legge attuale. Ci sono persone che lavorano e pagano le tasse, che sono qui da anni e ancora devono sottostare alla precarietà che sottende il concetto di permesso di soggiorno. Soprattutto ciò che mi ha spinto ad aderire è stata la necessità di stimolare un dibattito antirazzista.

Per conto mio infatti questo paese si sta avviando sempre di più verso la non accettazione del diverso. I sindacati e le associazioni di migranti e non dovrebbero stimolare la conoscenza reciproca per tendere le basi per il superamento di queste barriere. Un’ altra cosa che mi ha spinto a partecipare è il fatto che nonostante il problema razziale cinque orsono non fosse così sviluppato, mi successe di assistere all’aggressione di un giovane venditore ambulante africano, da parte di 3 ventenni. Intorno c’era un capannello di persone immobili.  Li guardai tutti e vidi nei loro occhi un certo compiacimento. In quel momento intervenni dicendo che erano tutti razzisti perché nessuno aveva fermato il pestaggio. Mi sono chinata per consolare il ragazzo e questo mi ha abbracciato piangendo con la testa appoggiata sulla mia spalla, cercando di spiegarmi che non poteva fare niente perché se avesse reagito per lui sarebbe stato peggio. Questo fatto mi ha sconvolto, soprattutto nella sua accettazione da parte di tutti i presenti.

Darsena, una giornata di riposo.

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Written by Il Secolo21

febbraio 28, 2010 a 3:28 pm

Una Risposta

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  1. Conosco la Maira, ne apprezzo le profonde qualità umane, quasi ne invidio la freschezza e la vivacità. A lei la nostra comunità deve il grazie per aver seguito dall’inizio il percorso compiuto a genova dagli organizzatori della stupenda giornata del 1 marzo che ha visto finalmente scorrere per le strade della città una moltitudine colorata di giallo che ci fa ben sperare… nonostante tutto, come direbbe lo scrittore Miguel Benasayag.

    giuseppe coscione

    marzo 7, 2010 at 7:52 pm


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