Il Secolo 21

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I falsi miti sull’immigrazione. Di Giacomo Solano

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Il tema dell’immigrazione connesso a quello della sicurezza è divenuto ormai una questione fondamentale del dibattito pubblico. Sotto questo profilo gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dal dilagare della paura verso l’altro e ciò è avvenuto soprattutto in relazione al presunto rapporto fra immigrazione clandestina e aumento della criminalità.

Bisogna, a questo punto, mettere in evidenza come tutto scaturisca dalla violazione del divieto, ingiustificato, di emigrare che porta quindi alla clandestinità e a tutti i rischi che ne conseguono. Inoltre molti italiani sono spaventati dall’attribuzione ai migranti di privilegi e benefici legati all’assistenza del cittadino da parte dello Stato: essi temono che ciò accentui la riduzione dei benefici che essi godono. Ma descrivere gli immigrati come coloro che ci “rubano” il lavoro e ci rendono più difficoltoso l’accesso ai servizi è dare una visione distorta, tendenziosa  e perfino razzista della realtà.

Obiezione è quando dico: questo non mi va bene. Resistenza è quando rendo sicuro che ciò che non mi piace non succederà più. Ulriche Meinhof. Foto di Alejandra Daglio

Il comparto economico negli ultimi venti anni si è poggiato principalmente sullo sfruttamento di manodopera immigrata e spesso clandestina. La domanda diventa allora: “A chi giova l’apparato giuridico attuale, che rende difficoltosa la regolarizzazione dei lavoratori?”

Giova sicuramente a imprenditori con poca morale e senza scrupoli: l’ideale per un imprenditore è infatti utilizzare manodopera clandestina in quanto chi non è regolare può essere pagato meno, sfruttato e in generale è maggiormente ricattabile. Inoltre gli immigrati stanno avendo un ruolo fondamentale nell’evitare il collasso della nostra economia in quanto si stanno sostituendo, nei lavori più pericolosi, degradanti, nocivi e mal pagati, alla manodopera autoctona.

Questo clima di poca tolleranza e pregiudizio nei confronti degli immigrati, favorisce l’affermazione di politiche sicuritarie attente più all’aspetto repressivo che a quello di integrazione dei nuovi arrivati.

Le paure collettive riguardo a quella che i mass media dipingono come un’onda barbara vengono fomentate sempre più, oltre che dai mass media stessi, anche dalle norme sull’immigrazione.

Queste, infatti, essendo sempre più restrittive contribuiscono a creare l’idea che l’immigrato sia una figura illegittima; vi è un aumento delle disposizioni nonostante stia diminuendo sempre più la possibilità di ogni singolo Stato di gestire autonomamente l’immigrazione. In questo caso si ha una specie di circolo vizioso: all’aumento della paura verso coloro che sono diversi da noi (come abitudini, stili di vita, religione, tratti somatici e chi ne ha più ne metta) lo Stato risponde con l’aumento delle misure di sicurezza che paradossalmente sembrano confermare la fondatezza delle paure iniziali.

Questa politica, che si sta intensificando in Italia ancor di più in questi mesi, ha portato al venir meno di quei diritti basilari riconosciuti dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo: basti pensare per esempio ai respingimenti delle navi piene di persone che arrivano sulle coste siciliane, navi che vengono respinte senza neanche vedere se gli occupanti abbiano diritto all’asilo politico o siano annoverabili fra i rifugiati politici. Il fatto è che queste politiche sbagliano già in partenza: invece di focalizzarsi sull’integrazione dei migranti puntano al contenimento dei flussi degli stessi.

Non c’è infatti nessuna traccia di interventi, piani o progetti promossi a livello statale che mirino a integrare in maniera reale i migranti (e per integrazione non intendo la prospettiva politica del tu vieni a casa mia e ti adegui in maniera acritica ai miei usi e costumi e cancelli completamente i tuoi) ma al contrario tutti i discorsi sono incentrati su come fermare l’immigrazione clandestina, su come fermare gli atti criminali perpetuati dagli immigrati, senza tener conto che sono le stesse leggi sull’immigrazione a porre il migrante in una condizione talmente precaria e difficoltosa che spesso questi può essere costretto a trovare nella delinquenza l’unica via da percorrere.

Via Pré un giorno qualunque.

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Written by Il Secolo21

maggio 31, 2010 a 9:20 am

Una Risposta

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  1. Vi segnalo questo el pamphlet scaricabile liberamente a questo link:

    http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf

    ciao
    Sara

    Sara

    giugno 19, 2010 at 4:15 pm


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