Il Secolo 21

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O Barcellona o morte. L’Italia secondo Lamine.

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Continua il viaggio del Secolo 21 nel mondo dell’immigrazione. La parola in prima persona a chi abbandona il proprio paese tentando la fortuna in Europa e in questa sempre più intollerante Italia. Le prospettive, speranze e paure di chi in Italia viene per dare un futuro migliore alla propria famiglia.

Lamine in piazza De Ferrari

 

 

 

Da quanto sei arrivato a Genova?

Sono arrivato in Italia 3 anni fa, il 14 marzo del 2007. Qui a Genova vive mia cognata con la sua famiglia, suo marito vive qui da 20 anni e da poco ha preso la cittadinanza a tutti gli effetti. Mi hanno fatto avere un contratto di lavoro come badante e sono riuscito a rientrare nel decreto flussi. Così sono arrivato in Italia legalmente, poi stava a me e alla mia capacità, trovare un lavoro migliore secondo le mie competenze.

Quali sono i problemi che hai vissuto arrivando in Italia?

Appena arrivato, all’aeroporto di Milano, sono cominciati i problemi. Primo di tutti la lingua. Al secondo posto metto la “pelle”. All’aeroporto veniamo divisi in passeggeri europei ed extracomunitari, siccome era marzo eravamo solo due senegalesi ed il resto turisti. A noi due hanno verificato e controllato tutto, dalla valigia ai documenti, perfino il cibo che mia suocera aveva preparato per sua figlia. Mi sono reso conto immediatamente della differenza di trattamento. E’ stato spiacevole anche se per me non era la prima volta: ricordo che nel 2004 come sindacalista dei metalmeccanici di Dakar ero stato invitato a Nantes al congresso nazionale del CGT per rappresentare il Senegal. Anche in quell’occasione all’aeroporto di Parigi avevo già notato questa differenza.

Come prosegue quindi il tuo soggiorno genovese?

Il lavoro di badante non mi piaceva, così ho deciso di iscrivermi a un corso serale di italiano in una scuola di Di Negro. Ho studiato per 4 mesi e per imparare più velocemente facevo due turni seguendo due classi. Nel frattempo grazie alle conoscenze facevo qualche lavoretto in nero per una COOP che aveva dei lavori in tutta Genova. Non ricordo nemmeno come si chiamasse. Finalmente ho avuto un colloquio in piazza Dante per lavorare come addetto alla sicurezza nei negozi. Il contratto era di un mese rinnovabile e lo hanno rinnovato per tre mesi, sino a quando il datore di lavoro è stato obbligato ad assumere me e i miei altri  15 colleghi, italiani e stranieri. Sono stato in questa ditta sino allo scorso marzo.

Perché hai deciso di venire in Italia e che lavoro facevi in Senegal?

Nel 1992 ho terminato gli studi come elettrotecnico e sono stato assunto subito da una multinazionale francese leader nel settore degli imballaggi metallici, la Crown. Ho lavorato lì per 12 anni. Poi ho trovato un buon lavoro in una ditta che faceva concentrato di pomodoro: lavoravo come responsabile della manutenzione. Lo stipendio era buono arrivavo a 470 euro, mentre da Crown giravo fra i 250/300 euro. Ho deciso di lasciare questo ottimo lavoro per l’incognito, perché sono una persona molto curiosa e, con il senno di poi, mi rendo conto che volevo seguire l’esempio di chi era già stato in Europa e aveva ottenuto un miglioramento della sua situazione.

E poi avevo la possibilità di venire legalmente, come ho detto, e non è una cosa da poco.

Da noi di dice o Barsa o Barsah, o Barcellona o il cimitero. Per darti un’idea di quel che pensano i ragazzi che in ogni modo partono per venire in Europa.

Il giorno che è arrivato il nulla osta, ho parlato con mia moglie, la mia seconda figlia era nata da due mesi, e insieme abbiamo deciso che sarei partito. in fondo con qualche anno di sacrificio sarebbe stato possibile migliorare la nostra condizione.

Come campavi con i soldi guadagnati come addetto alla sicurezza?

Guarda i conti sono semplici: prendevo sui 750 euro, 480 li mandavo in Senegal a mia moglie e mia madre, 180 euro andavano via fra affitto e bollette e mi rimanevano 90 euro al mese per mangiare. Mangiavo a colazione e la sera a casa. E’ stata durissima, quando mia madre mi ha visto così dimagrito è scoppiata in lacrime.

E adesso che sei a casa come ti arrangi?

Sono stato licenziato a marzo e sino a novembre prenderò la disoccupazione, cioè il 60% del lordo del vecchio stipendio. Questo mese ad esempio ho preso 700 euro.

Che ne pensi della legge italiani sull’immigrazione?

Sono leggi stupide. Ad esempio nel mio caso sono entrato regolarmente, con un contratto, ma nessuno conosceva me e nemmeno le mie reali competenze. Sarebbe più intelligente far lavorare li stranieri che sono già qui e che adesso non hanno i documenti. Poi vogliono combattere la clandestinità, ma è la legge che la crea. Io ho il permesso di soggiorno sino al 2011, se capita che nel 2011 non abbia ancora trovato lavoro, dopo sei mesi divento automaticamente un clandestino e ricordo che sono arrivato qui regolarmente, come la legge prevede. Queste sono leggi pericolosissime, basta pensare alla paura che un  clandestino ha di andare a farsi curare in ospedale. Proprio dall’uscita del metro di De Ferrari un giorno un mia paesano che vendeva ombrelli è scivolato per la pioggia e ho visto proprio il suo braccio gonfiarsi. Anche se i medici dicono che non denunciano la paura è troppo grande, questo ragazzo tremava non voleva andare in ospedale, era terrorizzato. La salute non è un diritto in questo paese?

leggi anche: ” Amadou, chiedo il permesso per una vita normale

Quando gli immigrati raccontano gli italiani

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Written by Il Secolo21

luglio 6, 2010 a 7:52 am

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