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Caso Bordighera. Ma non dovevano sciogliere il comune?

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Recentemente, primo caso in Liguria, è stato chiesto lo scioglimento di un consiglio comunale per infiltrazione mafiosa: Bordighera detiene questo primato, ma quali saranno le conseguenze? Tabula rasa e nuovo inizio, che senza un ricambio culturale fra i vertici politici e nella società civile sembra difficile, o affossamento del dubbio dietro pubbliche levate di scudo con un ben conosciuto: “La mafia non esiste.” Il Secolo 21 lo chiede a Cristian Abbondanza della Casa della Legalità.

Cosa è successo a Bordighera?
Bordighera è l’esempio della classica infiltrazione mafiosa in un consiglio comunale, sia nella sua parte elettiva e cioè giunta e consiglio, sia nella parte burocratica, perché qualcuno che firmava le licenze e le concessioni c’era e avrebbe potuto opporsi. L’aspetto curioso comunque è che davanti ad una richiesta fatta dai carabinieri al Prefetto di Imperia non si sia ancora proceduto alla nomina della commissione di accesso propedeutica allo scioglimento del consiglio comunale.

Sulla base di che elementi i carabinieri hanno chiesto lo scioglimento del consiglio?

Sulla base di elementi di contiguità evidente che emergevano dall’inchiesta che hanno svolto sul clan Pellegrino. Vi erano dei contatti con alcuni assessori e con il sindaco e delle pressioni su altri assessori, da parte di soggetti del sodalizio criminale, mirate ad ottenere licenze e concessioni. Inoltre emergeva che per l’elezione di tale amministrazione gli esponenti della giunta avessero richiesto e ottenuto il sostegno elettorale dei fratelli Pellegrino. Il prefetto di Imperia è rimasto muto davanti a questo fatto, probabilmente non notando neanche il “dettaglio” che l’impianto accusatorio della Procura di  Genova ha retto anche alla prova del Tribunale del riesame.

Il caso Bordighera è sintomo di una malattia estesa a livello regionale?

Certamente, in tutta la Liguria. Come Casa della Legalità abbiamo presentato in primavera e più di recente dei dossier al Prefetto di Genova e al Prefetto di Savona, relativo a molteplici comuni nei quali vi è, alla luce dei fatti già noti nell’ambito di procedimenti e di inchieste dei reparti investigativi della magistratura, un’evidente infiltrazione mafiosa e per i quali abbiamo chiesto l’invio di apposite commissioni di accesso finalizzate agli approfondimenti necessari e quindi allo scioglimento delle giunte di detti comuni.

Le battaglie della Casa della legalità che seguito trovano nelle pubbliche amministrazioni liguri?

Zero, anzi, siamo odiati infatti a differenza di altri non guardiamo il colore politico, se una giunta è di destra, sinistra o una lista civica, ma guardiamo ai fatti e quindi denunciamo ogni distorsione che si riscontra nella gestione dell’amministrazione pubblica.

Che opinione deduci in seguito alla constatazione che i vostri sforzi non sono per nulla accolti dalla politica?

Vi è un patto trasversale per non far emergere le compromissioni che possono essere: i conflitti di interesse, gli episodi di corruttela, i clientelismi, sino a complicità con soggetti legati o appartenenti alle organizzazioni mafiose. Diciamo una sorta di congiura del silenzio e di omertà istituzionale in cui, aldilà del teatrino che ogni tanto viene messo in scena, nessuno ha interesse a scoperchiare il marcio perché il marcio c’è anche in casa propria.

Nella nuova era della globalizzazione abbiamo capito come la criminalità organizzata, sfruttando le proprie enormi potenzialità imprenditoriali, abbia dato una svolta al proprio percorso criminale: un salto di classe, un farsi sistema strutturato con il mondo politico. Mai così ricattabile. E in questa melma di poteri avariati, in questo subdolo rincorrersi di compiacenze elettorali ed economiche ci siamo svegliati con l’ndrangheta alle porte, in casa, sui migliori divani di questa società civile genovese, la cui classe politica, di pari passo coi tempi, non è risultata immune alla penetrazione mafiosa. Del resto in questi tempi di Stato debole, che per contrappasso si avvita verso l’autoritarismo, l’apporto delle mafie, imprese efficientissime, risulta di importanza strategica non trascurabile: controllo elettorale del territorio e un meccanismo di appalti al ribasso che nessuna altra impresa può offrire. Il duplice accordo è dunque presto siglato.

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