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SICUREZZA: ISTERIA COLLETTIVA O REALE PREOCCUPAZIONE? INTERVISTA A FRANCESCO SCIDONE ASSESSORE ALLA CITTA’ SICURA DI GENOVA.

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Nell’Italia del XXI secolo gli assessorati alla sicurezza sono spuntati come funghi, ogni comune, anche il più piccolo, sembra aver trovato un nuovo vigore legislativo nelle ordinanze che regolano questa materia. Ma in concreto, che significa amministrare una collettività in nome della sicurezza? Sono giustificate le intromissioni nella sfera privata dei cittadini che vedono sacrificati sempre più spazi di libertà a favore di questa bulimia normativa o si tratta al contrario di un necessario adeguamento dei comportamenti di gruppo a un nuovo rigore morale che genera come risultato un nuovo modello di vita pubblica?

Francesco Scidone

Lo abbiamo chiesto a Francesco Scidone assessore IDV alla città sicura di Genova.

1) Nel XXI secolo cosa si deve intendere per assessore alla sicurezza?

Dipende da chi è l’assessore e da che tipo di amministrazione è in carica nell’ente locale. L’assessore alla sicurezza non può e non deve essere un sostituto delle forze dell’ordine. Non può essere l’ispiratore di provvedimenti che vadano a sostituirsi alle normative statali. Non può e non deve essere un capo della polizia locale. Chi svolge questo ruolo deve rappresentare quell’elemento politico di raccordo fra le politiche educative e di prevenzione dell’ente pubblico e le politiche repressive delle forze dell’ordine. In questo credo che il compito sia più soddisfacente che nello scimmiottare il ministro dell’Interno.

2) Dal punto di vista della sicurezza in che stato si trova Genova?

Genova è una città sicura. I dati del 2008 dicono che siamo la seconda città d’Italia, dopo Rimini, per la diminuzione dei reati che sono scesi del 17%. Genova è una città sicura, nel contesto ovviamente di una grande città portuale con molta immigrazione. Questo dato positivo è in parte annullato però da una forte percezione di insicurezza, dovuta principalmente alla grande presenza di persone anziane. La vera sfida è quella di riqualificare zone della città degradate a seguito del grande ridimensionamento dell’industria pesante.

3) Quali sono i principali interventi messi in campo dal suo assessorato nel campo della sicurezza?

Abbiamo lavorato molto sulla tecnologia, non solo sulla videosorveglianza, ma anche su tutta una serie di apparati tecnologici che servono per la sicurezza, come ad esempio i braccialetti elettronici. Abbiamo costruito un rapporto paritario con le forze dell’ordine che prima non esisteva. Siamo diventati insomma parte attiva nella costruzione delle politiche di sicurezza. Questo grazie a una riorganizzazione del corpo di polizia municipale che è sempre più portato ad approcciarsi ai problemi di vivibilità e decoro cercando la mediazione con i cittadini. Stiamo facendo infine un grosso lavoro educativo con le scuole, dalle materne sino alle università.

4) A quanto ammonta il budget di cui dispone il suo assessorato e quanto sono costati fino ad’oggi gli interventi finanziati?

Il budget è in parte derivante dal bilancio comunale per circa 2 milioni di euro. I finanziamenti regionali arrivano a un milione di euro. E poi ci sarebbero teoricamente gli statali. Dallo stato però, non abbiamo visto ancora un euro. E’ dal giugno del 2008 che contatto senza risultato il ministro Maroni per definire il nuovo piano per la sicurezza dopo che quello firmato con Minniti è scaduto lo scorso giugno.

5) Quante telecamere compongono la videosorveglianza di Genova e quanto sono costate?

Le telecamere comunali saranno 60 entro il prossimo febbraio. Poi ci sono le 20 telecamere mobili che abbiamo comprato per le indagini di polizia giudiziaria. Il costo totale è stato di 370  mila euro. A queste si aggiungono poi le 100 videocamere fisse della polizia di stato, la cui manutenzione ci è costata 150 mila euro. Infine ci sono quelle dei CIV, centri integrati di via, finanziate con soldi regionali che però non sono integrate fra loro e non se ne conosce il numero. Stiamo effettuando adesso un’effettiva mappatura.

6)E i braccialetti elettronici?

I braccialetti sono costati in totale 19.500 euro, compresi 4 mesi di sperimentazione, i questionari di gradimento per i 50 volontari e il call center di Milano attivo 24 ore su 24. Almeno il 50% dei volontari, anziani, donne, lavoratori notturni, hanno cambiato le loro abitudini e sentendosi più sicuri hanno cominciato ad uscire di sera o da soli. A livello di maggiore percezione di sicurezza quindi è stato considerato un ottimo strumento. Nella realtà però è stato usato solo una volta in 4 mesi. Alla luce di queste evidenze abbiamo capito che non vale la pena proseguire vista la spesa e l’utilizzo effettivo.

7) Un passo indietro allora?

Non proprio, con i soldi risparmiati dall’istallazione dei led nei lampioni del centro storico stiamo pensando di inserire gratuitamente dei ricevitori WI-FI proprio nei lampioni e poi fornire, a chi lo desidera, un software per i telefonini che potranno avere quindi la funzione di sicurezza dei braccialetti, ma anche una valenza turistica, informando sulle offerte del territorio.

8)Il concetto di sicurezza è stato prontamente assunto come aspetto bipartisan nella politica nazionale. Esistono delle differenze nella sua declinazione concreta o si tratta piuttosto di un continuum che collega senza soluzione di continuità il centro sinistra al centro destra?

Premesso che a livello nazionale non vedo le idee chiare né a destra né a sinistra, ci sono delle enormi differenze. Le politiche di sicurezza del centro destra puntano soprattutto se non esclusivamente sulla repressione, mentre noi diamo spazio su tre diversi filoni, come ho detto prevenzione, educazione e solo per ultimo repressione.

9)   Secondo i suoi dati che impatto ha avuto la presenza degli alpini nel contesto del crimine?

Per me zero, non è cambiato nulla. Forse solo sull’abusivismo commerciale. Si può dire che diano una maggiore percezione di sicurezza alle persone, ma a prescindere dal rispetto per loro, in questura i problemi sono altri: cannibalizzano le macchine. Prendono i pezzi da una per aggiustarne un’altra. Ci hanno chiesto anche le torce elettriche. Ma ne è nata una polemica perché il ministero ha affermato, a mio parere per ragioni politiche, che non prendono l’elemosina dal comune di Genova.

10)   E’a conoscenza che alcuni dei contestatori dei soldati sono stati richiamati dal questore con avvisi orali ai sensi dell’art 4 della legge 1423 del 1957? Che ne pensa di questa prassi? Non è un’indebita intromissione della questura nel dibattito pubblico cittadino?

Queste persone non hanno manifestato il proprio dissenso, hanno imbrattato i muri anche ingiuriando alla morte dei poliziotti e magistrati, hanno accerchiato i militari e ci sono state anche denunce per violenza fisica e oltraggio. Questo per me non è un’espressione legittima e democratica nei confronti dell’esercito.

11)   Nel passato gennaio la cronaca genovese si è occupata della cancellatura dei vicoli dove si spacciava. Quanti sono questi vicoli (vedi Osservatorio Centro storico)?

Tenendo conto che molti non sono vicoli di passaggio, nel tempo sono diventati quasi 50. Noi ne abbiamo messi solo 2, su richiesta del municipio, dei residenti e dei commercianti. Certo è che, fosse per  i residenti del centro storico, sarebbero richiesti di continuo. E’ questo clima di paura, di diffidenza che deve essere combattuto, ma allo stesso tempo bisogna permettere alle  persone di uscire di casa in tranquillità.

12)   Lei affermò che la situazione fosse temporanea e che l’obbiettivo era riqualificare non sbarrare. Che decisioni sono state assunte in questa prospettiva, visto che le ordinanze non sono a scadenza temporale?

Stiamo verificando le situazioni caso per caso. Le procedure sono in atto. Prima di aprirli bisogna migliorare l’illuminazione, pensare a dei passaggi straordinari della nettezza urbana e alla video sorveglianza come deterrente. Si tratta comunque maggiormente di situazioni di disagio sociale e igienico che di micro criminalità.

13)   Il sindaco Vincenzi ha dichiarato che non sia possibile separare l’insicurezza civile dal disordine urbano. Che ne pensa di queste parole considerando l’episodio delle panchine di Caricamento. Togliendole si è tolto un luogo di riunione per i quattro balordi della piazza, ma cosa è cambiato al di fuori di questo?

Questi sono tutti provvedimenti tampone provvisori che fanno si che il livello di scontro sociale non si alzi e nel frattempo ci permettono di mettere in campo delle soluzioni. Per Caricamento stiamo compiendo un grosso lavoro di riqualificazione, mercatini bisettimanali, chiostri e de hors. Il problema è che queste tematiche non possono essere affrontati dall’ente locale, ma a livello nazionale e sono il frutto di una politica sull’immigrazione completamente assente da parte degli ultimi governi. Anche di centro sinistra. E fermo restando che puoi anche avere la migliore delle politiche sociali, ma in un mondo dove la ricchezza è distribuita come nel nostro non c’è alcun modo di arginare la disperazione di queste persone.

Sicurezza: il livello locale si scontra con l’inadempienza nazionale, ma se Genova è una città sicura nella realtà è giusto calibrare le politiche di sicurezza sul target dei numerosi anziani presenti? Ancora dalle parole dell’assessore sembra che gli immigrati siano parte attiva del problema: più sono più generano insicurezza. E i braccialetti elettronici? Costati quasi 20 mila euro per ricevere una telefonata in quattro mesi, daranno lo spunto ad un nuovo sistema di prevenzione: i lampioni  intelligenti con ricettore WI-FI, che grazie ad un software ad hoc installato nel telefonino, potranno segnalare eventuali pericoli. Ed infine il discorso videosorveglianza, più di mezzo milione di euro speso in servizi di monitoraggio, senza sapere allo stato attuale quante siano effettivamente le telecamere nel territorio cittadino. Questa voglia di sicurezza, giustificata o ingiustificata che sia, lascia trasparire una preoccupante e schizofrenica proliferazione di meccanismi di difesa, che crescono sull’onda del sentimento, senza una razionale regia direttiva e soprattutto senza che l’evidenza statistica ne richieda l’utilizzo.

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Written by Il Secolo21

dicembre 21, 2009 a 11:56 am

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